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Cosa ti mando a fare a scuola?

Ignoranti

Viviamo nel paese del latino, lingua da cui è scaturita la nostra, che ha influenzato buona parte di quelle europee e viene studiato in molte scuole americane e inglesi (in quest’ultime addirittura alle elementari).
È anche il paese della moda. Forse è per questo che ne accettiamo di nuove senza farci grossi problemi.
Ce n’è una, però, che non mi è mai andata giù. Più che altro non l’ho mai capita.
È nata quando gli alleati sbarcarono in Sicilia; loro se ne tornarono a casa (più o meno) ma questa non se ne volle andare.
Grazie ad essa il fine settimana si è trasformato nel “weekend”, l’aperitivo con gli amici è stato rottamato per una ”happy hour”, la bambinaia si è vista scippare il lavoro da una più sofisticata “baby sitter”, mentre i piloti di caccia non compiono più incursioni sui covi nemici, ma “raid”.
Non voglio neanche accennare all’uso orrorifico di termini come “location” invece di luogo, “fashion” e “trendy” per dire alla moda, di tendenza.
Chi fosse curioso qui troverà una lista interessante con tanto di commento, una specie di giudizio sull’uso più o meno giustificato di questi termini in una lingua che non ne ha assolutamente bisogno, perché ricchissima di suo.
E così, sull’onda di questa masochistica consuetudine tutta italiana (i francesi il pc lo chiamano “ordinateur” solo per fare un esempio), i nostri speaker, oops!, chiedo scusa, commentatori si sono sottomessi all’uso del termine “paralimpiadi”, tagliando la “o” di olimpiadi, che secondo la “Treccani” (cito testualmente) – “risente probabilmente del prestigio(?) della corrispettiva forma anglosassone “paralympics” –
Prestigio di che?
Un nordamericano, anni fa, mi disse che l’inglese è una lingua stupida.
Lo disse lui, giuro.
Ricordo che gli stavo chiedendo ragione del perché vita si dice “life” e vitale si traduce con “vital”, o perché pietrificare si traduce “petrify” quando pietra si dice “stone”, e altre simili amenità.
Inglesismi a parte, però, quello che non riesco ad accettare è il livello di ignoranza raggiunto ormai anche da coloro per i quali la lingua dovrebbe essere uno strumento di lavoro, quasi di insegnamento, se consideriamo che moltissimi stranieri imparano l’italiano guardando la televisione, che Dio ci perdoni.
Non riesco, mi spiace, ma proprio non riesco ad abituarmi a giornalisti che sbagliano o stanno perdendo l’uso del congiuntivo (mi dice un amico che sta accadendo anche in Francia), per i quali “la maggioranza” dei giovani “vanno” a ballare (il verbo una volta non doveva accordarsi col soggetto anziché col complemento?) o che si rallegrano per i “ricaschi” in vari settori generati dal premio Oscar del film “La grande bellezza”, come mi è capitato di sentire su uno dei media (e non “midia”) della tv di stato.
Ma di che mi lamento se ad un semplice concorso comunale tutti i 24 candidati, ai quali era necessario aver conseguito la laurea in giurisprudenza, sono stati bocciati per gravi errori di italiano?

E così, dopo aver stigmatizzato l’ennesimo strafalcione televisivo (non ho neanche accennato, per pietà, alle chicche presenti sulla carta stampata), alla mia unica figlia tredicenne ogni tanto ripeto scherzosamente: “Ma cosa ti mando a fare a scuola se poi ci fanno sentire queste cose?”
C’è chi vede un progetto nascosto dietro tutto questo, perché il potere cerca l’ignoranza delle masse, basta guardare oggi i programmi in tv, e devo dire che la cosa mi trova d’accordo.

Da Lettere di don Lorenzo Milani
“Ciò che manca ai miei è solo questo: il dominio sulla parola.
Sulla parola altrui per afferrarne l’intima essenza e i confini precisi,
sulla propria perché esprima le infinite ricchezze che la mente
racchiude. Sono otto anni che faccio scuola ai contadini e agli operai e ho lasciato ormai quasi tutte le altre materie. Non faccio più che lingua e lingue.
Mi richiamo dieci, venti volte per sera alle etimologie. Mi fermo
sulle parole, gliele faccio vivere come persone che hanno una nascita,
uno sviluppo, un trasformarsi, un deformarsi. La parola è la chiave fatata che apre ogni porta. Chiamo uomo chi è padrone della sua lingua.”
Don Milani era anche solito dire ai suoi ragazzi: “Ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani”.
Cari ragazzi, credo che molti di voi debbano cominciare a massaggiarsi il sedere.