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Ho giurato sulla Costituzione…

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 12-05-2016 Roma Politica Matteo Renzi ospite di Porta a Porta Nella foto Matteo Renzi Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 12-05-2016 Rome (Italy) Politic Matteo Renzi guest at Porta a Porta In the pic Matteo Renzi

“Io sono cattolico, ovviamente quando faccio politica la faccio da laico. Io ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo e quindi, di conseguenza rispetto le opinioni di tutti.” (??)

(Matteo Renzi, da Bruno Vespa a Porta a Porta, 12-05-2016)

Il ragionamento è semplice: ciò che lui pensa è giusto perché “laico” e radicato nell’osservanza della costituzione; ciò che pensano i suoi avversari è sbagliato perché in linea col Vangelo, quindi “religioso” e non ragionevole, seppur comprensibile.
Devo dedurne che avrebbe dato addosso a Bertinotti e ai sindacati quando parlavano di sicurezza sul lavoro e stipendi dignitosi, solo perché si parla di operai e di giusto compenso anche nella Bibbia?

Lo scopo è chiarissimo: suggerendo, neanche tanto velatamente, una incompatibilità tra Vangelo e Costituzione, si priva la posizione di chi non è d’accordo, anche se non di centrodestra, anche se non cattolico,  della sua motivazione razionale e umana per ridurla a semplice posizione ideologica, rispettabile, ma comunque “confessionale”: quindi inaccettabile.
Così mi lascia intendere che sono irragionevole per ciò che credo giusto (ma lui quando non gli danno ragione punta i piedi e impone la fiducia in parlamento) e a Porta a Porta dice di aver giurato sulla Costituzione ma di essere del “mio mondo”.

Ho un dubbio che mi turba.
Quale sforzo richiede dire “ho giurato sulla Costituzione” quando sei quello che, magari a colpi di fiducia parlamentare, si sta dando tanto da fare per cambiarla come vuole?
Qui trovate uno che spiega come.
E non è di parte, visto che qualche anno fa attaccava il governo Berlusconi per gli stessi motivi.

Per chiudere, una piccola riflessione, sperando di non sembrare contorto.

Il sito della Treccani, alla voce “giuramento” riporta: “Formula con cui si invoca la divinità a testimone della verità di quanto si afferma.”
Non riferendomi alla scelta fatta ma alle parole usate per giustificarla, un capo politico cattolico che, in pubblico, chiama Dio a testimone del fatto che considera la Sua legge come qualcosa di parte, non laica e pertanto inaccettabile per il popolo, va considerato:
1) un caso da risolvere internamente alla Chiesa (di Donald Trump il papa ha detto che non è cristiano; resta comunque libero di fare ciò che vuole).
2) un ossimoro in carne e ossa.
3) un paraculo con il piede in due staffe che, seguitando con la metafora equestre, cavalca il parlamento (e il paese) con tendenze assolutistiche.

Per dirla alla Mike Bongiorno: scegliete la 1, la 2, o la 3?