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Cani, gatti, orsi e…esseri umani?

 

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Come ogni anno, anche questa estate è cominciata (e continuata) con annunci in tv e pubblicità progresso che ci hanno ammonito su quanto sia bestia chi abbandona per strada la propria solo per poter andare in vacanza senza pensieri, mentre rubriche e servizi dei tg ci ricordano di continuo quanto siano utili e fedeli i nostri animali da compagnia.
Cani, gatti, conigli, criceti, donnole e furetti, così pieni di amore per i loro padroni, sono stati osannati sperticatamente, appoggiati da una nutrita schiera di politici (sempre in prima linea a difendere gli indifesi, che diamine!) fratelli degli animali (che il parlamento fosse gestito “da cani” è cosa nota) sempre davanti alle telecamere coi suoi esponenti “migliori”, come la Brambilla, che diventa onnipresente come l’Altissimo e alla quale spunta sempre in mano un microfono quando c’è da parlare di un animale in pericolo di qualcosa.
E tutti a spiegarci quanto siano “umani”, i nostri “fratelli animali”, e come siano capaci di sentimenti tanto quanto noi, ma meglio di noi, perché non conoscono quelli peggiori, come l’odio e il tradimento; stranamente, tra una intervista e l’altra, mesi fa gli è scappato di infilarci un addestratore di cani che ci ha messo in guardia, l’eretico, dall’antropomorfizzare le care bestiole che abbiamo intorno, per quanto care possano essere.
Sull’onda di quest’impeto di fratellanza animale, nelle ultime settimane ci hanno mostrato di tutto, come il traffico di una superstrada di Los Angeles che si è quasi fermato per non rischiare di investire un cane smarrito: il cane è stato prontamente soccorso e assistito. Un vero peccato che le autorità di questa grande città, in linea con la “spending review” del governo americano, non si muovano con la stessa compassione e sollecitudine nei confronti dei senzatetto diventati tali a causa della crisi.
Del resto anche a casa nostra non siamo da meno: i canili italiani inghiottono 250-600 milioni di euro all’anno (neanche i parlamentari sono d’accordo sulle cifre), ma non troviamo il denaro per tenere aperti i nostri ospedali, né per ristrutturare quelle scuole che ogni tanto ci crollano in testa, né tantomeno per gli esodati creati dalla Fornero o per i molti disabili stremati da anni di riduzioni dei trasferimenti agli enti locali e di tagli dei finanziamenti.
E mentre il nostro parlamento cominciava un anno fa a discutere delle sofferenze dei poveri maiali nei nostri allevamenti e dei loro diritti, sono sempre di più le famiglie in fila alle mense della Caritas e i pensionati al minimo che frugano tra i rifiuti dei mercati ortofrutticoli rionali in cerca di qualcosa da mettere sotto la dentiera; quelli che sono riusciti a farsela, ovviamente.
La maggioranza dei nostri giornalisti, però, preferisce parlare d’altro.
Mi riferisco alla battaglia degli animalisti in provincia di Trento contro la decisione di catturare un’orsa che, per istinto di difesa, ha ferocemente attaccato un cercatore di funghi inavvertitamente avvicinatosi ai suoi piccoli, vivo solo grazie ai calci e ai pugni che è riuscito a tirarle nonostante le profonde ferite provocategli dalle sue unghiate.
È accaduto addirittura che attivisti del partito animalista europeo abbiano occupato alcune stanze della sede della provincia al grido di “assassini!” (non si riferivano agli orsi che tentano di uccidere incauti cercatori di funghi, ovviamente).
La cosa strana è che ci hanno azzeccato, visto che Daniza è morta poco tempo dopo a causa dell’anestetico inoculatole con la solita siringa sparata a distanza.
Mentre gli animalisti chiedono assurdamente le dimissioni del presidente della provincia di Trento e del ministro dell’ambiente, come se si potesse giudicare l’opera del responsabile di una intera provincia o di un ministero solo per la morte di un animale, ecco le espressioni incredibilmente pesanti usate da alcuni esponenti dei vertici della politica per condannare l’accaduto.
“Un’orsa, colpevole solo di comportarsi secondo natura, difendendo i propri cuccioli e procacciando cibo per sé e per la sua prole, è stata uccisa in modo barbaro e senza una reale motivazione, dopo essere stata braccata per un mese intero.” (Laura Puppato, senatrice PD).
“Oltre al dolore per la morte dell’orsa Daniza e la forte preoccupazione per i suoi cuccioli, provo sdegno per la decisione a favore della sua cattura e per chi ha sostenuto tale decisione. Una follia da paese incivile che mi fa vergognare di vivere in un paese di scarsa sensibilità e rispetto per la natura e l’ambiente.” (Manuela Repetti, senatrice FI)
“Sdegno è l’unico sentimento che provo in questo momento per il tragico epilogo della vicenda dell’orsa Daniza, il cui unico torto è stato quello di proteggere i propri piccoli…Adesso i folli che hanno fatto di tutto per catturarla perché ritenuta pericolosa ci spieghino cosa ne sarà dei suoi cuccioli…Le istituzioni hanno preso una decisione barbara…” (Loredana De Petris, senatrice Sel)
“Con la morte dell’Orsa Daniza lo schifo e la vergogna sono stati raggiunti” (Angelo Bonelli, coportavoce nazionale dei Verdi)
“Alla fine, rea di aver difeso i suoi cuccioli, Daniza l’hanno uccisa. Una barbarie.” (Barbara Saltamartini, portavoce Ncd)
Dove la barbarie è una semplice dose di anestetico per poterla catturare limitando i rischi della cattura.
Rischi che esistono anche per gli esseri umani, quando si parla di sedazione.

Barbarie, dolore, sdegno, follia, inciviltà, tragedia, vergogna, schifo.
Stando solo ai termini usati, se non si sapesse cosa commentano queste dichiarazioni, sembrerebbe di essere, che so, ad un incontro con uno storico che parla di campi di concentramento o di processi ai criminali nazisti.
A proposito di nazisti, chiedo venia per la digressione, non tutti sanno che Himmler, questo anonimo sterminatore di esseri umani, era un nemico della vivisezione nonché sostenitore del cibo biologico e, come altri personaggi di spicco del nazismo compreso il Furer, della legge sulla protezione degli animali.

Ma noi, la società civile del dopoguerra, quella che a Norimberga processò il nazismo e le sue atrocità e si commuove davanti a “gattini” e “cagnolini” abbandonati, a balene e delfini spiaggiati, alla mattanza nelle tonnare o alle aragoste bollite vive; quella che promulga leggi sul soccorso agli animali investiti come fossero persone e si riempie la bocca di lotta alla sperimentazione animale, di cuccioli da difendere, da adottare, che parla di ambiente, di natura da preservare intatta persino in ciò che mangia; noi siamo anche la società che deforma quella natura senza remora alcuna, usando quella stessa chimica che disdegna nel cibo e nella terra, in nome, per esempio, del “diritto” di farsi chiamare donna anche se si ha la barba, o di sembrare eternamente, innaturalmente giovane, o di decidere persino se far nascere o no il proprio figlio.

Credo sia questa la barbarie, la vera follia: decidere della vita anche se non ci appartiene.
Cos’altro, altrimenti, può spingere una specie a sprecare tempo e mezzi per difendere i piccoli delle altre, mentre rivendica con forza la libertà di uccidere i propri?